Sì,
sì che mi hai inspirato,
lo spavento del condannato a morte,
quell'enorme urlo straziante
che schiaccia a terra i miei passi
pesanti
lenti
il dolore che soffoca
nel martirio
la sete
senza tregua
la carne lacerata
i visceri stretti in un legame di morte
afferrati da una lama rovente
che per maldestria non posso allontanare.
Essere,
come vorrei,
come il pensiero puro del mondo alle cinque di mattina,
quando mi sveglio
alle cinque di mattina