26 giugno 2013

26.06.2013 23:19

Sì,

sì che mi hai inspirato,

lo spavento del condannato a morte,

quell'enorme urlo straziante

che schiaccia a terra i miei passi

pesanti

lenti

il dolore che soffoca

nel martirio

la sete

senza tregua

la carne lacerata

i visceri stretti in un legame di morte

afferrati da una lama rovente

che per maldestria non posso allontanare.

 

Essere,

come vorrei,

come il pensiero puro del mondo alle cinque di mattina,

quando mi sveglio

alle cinque di mattina

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